Le fotografie più importanti sono quelle che abbiamo perso
Un leone di notte. Fotocamera sbagliata, impostazioni sbagliate, momento giusto.
Ci sono fotografie appese ai muri di casa.
Fotografie stampate.
Fotografie pubblicate sui social.
E poi ci sono fotografie che non esistono.
Paradossalmente, sono spesso quelle che ricordiamo di più.
La nostra storia con la fotografia è iniziata così.
Non con uno scatto perfetto.
Ma con una serie di immagini che non siamo riusciti a portare a casa.
Il primo safari
Elefanti, zebre, impala. Tutto lì, a pochi metri. Eppure la fotografia non esisteva.
Quando siamo partiti per il nostro primo safari in Sudafrica nel 2019, non eravamo fotografi.
Eravamo semplicemente due viaggiatori curiosi.
Avevamo una piccola fotocamera compatta e un solo obiettivo: tornare a casa con quanti più ricordi possibile.
Non conoscevamo tempi di scatto.
Non conoscevamo ISO.
Non conoscevamo autofocus.
Scattavamo quasi tutto in automatico.
E, ad essere sinceri, eravamo convinti che sarebbe bastato.
Durante quel viaggio vedemmo animali che avevamo sognato per anni.
Leoni.
Elefanti.
Rinoceronti.
Bufali.
Perfino un ghepardo durante il nostro primo game drive.
Tornammo a casa felici.
Poi iniziammo a guardare le fotografie sul computer.
Fu lì che arrivò la prima lezione.
Molti dei ricordi che avevamo vissuto non erano riusciti a trasformarsi in immagini.
Gli animali erano troppo lontani.
Le fotografie erano poco dettagliate.
Alcune emozioni erano rimaste soltanto nella nostra memoria.
Pensavamo che bastasse uno zoom più grande
Il pangolino della Namibia. Uno degli avvistamenti più rari della nostra vita. Potevamo fare molto meglio.
Per il viaggio successivo, in Namibia, eravamo convinti di aver capito il problema.
Ci serviva più zoom.
Comprammo una nuova fotocamera che ci permetteva di avvicinarci molto di più agli animali.
Pensavamo di aver risolto tutto.
In realtà avevamo appena iniziato a capire quanto poco sapessimo.
Eppure quel viaggio fu straordinario.
Vedemmo leoni.
Ghepardi.
Leopardi.
Persino un pangolino.
Ancora oggi è uno degli avvistamenti più incredibili che abbiamo mai vissuto.
La guida che era con noi ci raccontò che non ne vedeva uno da quasi dieci anni.
Eppure, nonostante tutta quella fortuna, continuammo a perdere fotografie.
Ricordo ancora un leone che ci guardò per pochi secondi.
Prememmo il pulsante di scatto.
La fotocamera cercò di mettere a fuoco.
E quel momento sparì.
Ricordo un leopardo nascosto nell’erba alta.
Eravamo convinti di aver realizzato una fotografia meravigliosa.
Solo una volta a casa ci accorgemmo che la macchina aveva messo a fuoco l’erba e non gli occhi del leopardo.
La fotografia che avevamo immaginato non esisteva.
La fotografia che non esiste
Col passare degli anni abbiamo capito una cosa.
L’attrezzatura è importante.
Molto importante.
Soprattutto nei safari.
Ma non è la parte più importante.
La parte più importante è sapere cosa fare quando quel momento arriva.
Perché un leopardo non aspetta.
Un leone non si gira due volte nello stesso modo.
Un ghepardo non rallenta perché non sei pronto.
Abbiamo iniziato a studiare.
A sbagliare.
A riprovare.
A passare ore sul campo con la fotocamera in mano.
Poco alla volta abbiamo capito che la fotografia non consiste nel premere un pulsante al momento giusto.
Consiste nell’essere pronti quando quel momento arriva.
Con il tempo abbiamo imparato a leggere la luce.
Ad anticipare i movimenti degli animali.
A riconoscere situazioni che anni prima ci sarebbero sfuggite completamente.
E soprattutto abbiamo imparato a conoscere i limiti delle nostre fotocamere e i nostri.
Le fotografie che ci hanno insegnato di più
La verità è che alcune delle fotografie più importanti della nostra vita non esistono.
Non abbiamo una foto perfetta di quel pangolino.
Non abbiamo la fotografia che immaginavamo di quel leopardo nell’erba alta.
Non abbiamo lo scatto che avremmo voluto di quel leone che ci osservava.
Ma ricordiamo perfettamente quei momenti.
E forse è proprio per questo che ci hanno insegnato così tanto.
Ogni fotografia persa ci ha spinto a migliorare.
Ogni errore ci ha insegnato qualcosa.
Ogni viaggio ci ha fatto tornare a casa con una domanda in più.
Oggi
Oggi sappiamo aspettare il momento giusto.
Quando partiamo per un safari, portiamo con noi attrezzatura completamente diversa da quella dei primi viaggi.
Ma soprattutto portiamo con noi anni di esperienza, errori, tentativi e studio.
Ancora oggi non torniamo a casa con tutte le fotografie che avevamo immaginato.
La natura continua a sorprenderci.
Gli animali continuano a fare quello che vogliono.
Ed è anche questo il bello.
Una cosa però è cambiata.
abbiamo imparato a osservare.
A leggere la luce.
A interpretare i comportamenti degli animali.
A riconoscere quei momenti che durano solo pochi secondi.
E quando accompagniamo altre persone in Africa, condividiamo tutto quello che abbiamo imparato lungo il cammino.
Perché sappiamo quanto possa essere frustrante tornare a casa e accorgersi che una delle emozioni più belle della tua vita è rimasta soltanto nella memoria.
Anche se, a volte, sono proprio quelle le fotografie che ricordiamo di più.
Chanty & Marco