Perché scegliamo di dormire dentro il parco

Eravamo seduti fuori dal bungalow nel Kruger National Park.

La giornata di safari era finita da un pezzo. Stavamo giocando a carte con due amici che avevano partecipato al nostro viaggio e, come spesso succede quando siamo in Africa, ogni tanto puntavamo una torcia verso il buio per vedere se qualcosa si muoveva.

Quella sera comparvero due piccoli occhi luminosi.

All’inizio pensammo a una delle tante antilopi che ogni tanto si avvicinano ai camp.

Poi guardammo meglio.

Era un African Wild Cat.

Uno degli animali più difficili da osservare durante un safari.

Passammo diversi minuti ad osservarlo mentre si muoveva nel buio, a pochi metri da noi.

Il safari era finito. Gli avvistamenti no.

Il safari era finito da ore.

Eppure stavamo ancora vivendo uno dei momenti più emozionanti della giornata.

Forse è proprio questo il motivo principale per cui, ogni volta che possiamo, scegliamo di dormire all’interno dei parchi nazionali e delle riserve private del Greater Kruger.

Molti viaggiatori si concentrano sugli avvistamenti durante i game drive.

Noi abbiamo imparato che una parte dell’Africa più autentica si vive spesso tra un safari e l’altro.

C’è una parte pratica, naturalmente.

Dormire all’interno del Kruger National Park permette di evitare ogni giorno gli ingressi, le procedure di accesso e le eventuali code ai gate.

Non si tratta di ore, ma spesso di quei trenta minuti che possono fare la differenza tra arrivare in un’area promettente all’alba oppure quando gran parte dell’attività è già terminata.

In alcune stagioni significa anche poter uscire prima rispetto a chi soggiorna all’esterno del parco.

Ma non è questo il motivo principale per cui continuiamo a scegliere questa formula.

La vera differenza è ciò che succede quando il motore viene spento.

È il momento in cui il safari lascia spazio all’esperienza.

È il momento in cui inizi ad ascoltare.

A volte sono i leoni che ruggiscono in lontananza mentre stai cercando di addormentarti.

Altre volte sono le iene che si aggirano vicino alle recinzioni del campo.

Una sera, sempre nel Kruger, dopo aver scoperto il gatto selvatico, iniziammo quasi per gioco a controllare ogni sera cosa si muoveva nel buio.

La notte successiva trovammo un pitone lungo circa due metri e mezzo che scivolava silenziosamente accanto alla recinzione.

Qualche sera dopo fu il turno di una genetta.

In altri camp ci è capitato di osservare ippopotami muoversi vicino ai ponti dopo il tramonto oppure iene curiose che passavano nelle vicinanze.

Sono incontri che raramente finiscono nelle fotografie più belle.

Eppure sono quelli che ricordiamo di più.

Lo stesso vale per le riserve private del Greater Kruger.

Durante uno dei nostri soggiorni, il personale del lodge ci avvisò che un leopardo era appena arrivato alla pozza d’acqua.

Nel giro di pochi secondi tutti correvano fuori dalla stanza.

Chanty uscì persino dalla doccia avvolta nell’asciugamano per cercare di non perdere l’avvistamento.

Quando arrivammo, il leopardo era già sparito.

Pensammo che fosse finita lì.

Poi, durante la cena, riapparve dall’oscurità per qualche istante.

Pochi secondi.

Abbastanza per trasformare una serata normale in un ricordo che ancora oggi raccontiamo.

Pochi secondi nell'oscurità. Abbastanza per non dimenticarlo più.

Anni prima, durante una notte di campeggio nel deserto della Namibia, uno sciacallo si avvicinò al nostro campo poco dopo cena.

La mattina seguente trovammo le impronte degli orici tutto intorno alla tenda.

Anche quella notte il safari era teoricamente finito.

Ma l’Africa no.

Ed è forse questa la differenza più grande.

Quando si dorme dentro un parco nazionale o in una riserva privata, non si vive soltanto il safari.

Si vive il luogo.

Si ascoltano i suoi suoni.

Si osservano le stelle senza inquinamento luminoso.

Si accettano gli imprevisti.

Si lascia spazio a quei momenti che nessuno può programmare.

È anche per questo che nei viaggi che organizziamo con Salves Travel cerchiamo sempre di privilegiare pernottamenti all’interno dei parchi o in riserve private immerse nella natura.

Non perché garantiscano più avvistamenti.

Ma perché permettono qualcosa di ancora più raro.

Creare ricordi che iniziano quando il safari dovrebbe essere già finito.

Chanty & Marco

La vista dalla nostra stanza. Il safari ricomincia da qui.

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Il safari non è una lista da spuntare

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