Torniamo sempre negli stessi luoghi. Ma non troviamo mai la stessa Africa.

Molte persone ci chiedono perché continuiamo a tornare in Africa.

Il mondo è pieno di luoghi straordinari da visitare: il Giappone, gli Stati Uniti, l’Islanda, l’Australia, il Sud America. Eppure, anno dopo anno, ci ritroviamo sempre a prenotare un nuovo volo verso l’Africa australe.

A prima vista può sembrare strano. Perché tornare negli stessi posti quando ci sono ancora così tanti paesi da scoprire?

La risposta è semplice: torniamo negli stessi luoghi, ma non troviamo mai la stessa Africa.

La natura cambia. Le stagioni cambiano. Gli animali si spostano. Le piogge trasformano il paesaggio. Ogni safari racconta una storia diversa da quello precedente.

Ed è proprio questo che continua a richiamarci.

Quando siamo lì, il telefono serve quasi esclusivamente per guardare l’ora. Non ci interessano le notifiche, le email o i social network. Ci interessa sapere quanto tempo manca all’apertura dei cancelli del parco o a che ora dobbiamo rientrare al campo.

Per il resto, il mondo esterno sembra fermarsi.

Le giornate iniziano prima dell’alba. Una tazza di caffè veloce, il motore che si accende e la strada che si perde nell’oscurità del bush.

Poi arriva la luce.

Kruger National Park, Sud Africa

E con lei arriva quella sensazione difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta.

Ogni curva può nascondere qualcosa.

Un leopardo su un albero.

Un branco di licaoni in caccia.

Un ghepardo che osserva l’orizzonte.

Un leone addormentato nell’erba alta.

Oppure niente.

Ed è proprio questo il bello.

Non sapere cosa ci aspetta dietro la prossima curva crea un misto di adrenalina e attesa che non abbiamo mai trovato in nessun altro viaggio.

La nostra storia con l’Africa è iniziata nel 2019, durante il nostro primo safari nel Kruger National Park.

All’inizio ci siamo affidati a una guida locale. Poi alcune persone del posto ci hanno suggerito di provare un safari in self-drive.

Abbiamo accettato.

E quel giorno qualcosa è cambiato.

Scoprire un animale da soli è un’emozione completamente diversa. Non è qualcuno che te lo mostra. Sei tu che lo trovi. Sei tu che noti un movimento tra l’erba, una sagoma su un ramo o un’ombra sotto un cespuglio.

Da quel momento abbiamo capito che volevamo vivere l’Africa in modo diverso.

Negli anni successivi abbiamo attraversato alcuni dei luoghi più straordinari del continente.

Abbiamo visto i paesaggi sconfinati della Namibia, dove dune, montagne e deserti sembrano appartenere a un altro pianeta.

Abbiamo navigato tra i canali del Delta dell’Okavango in Botswana, dormendo su una piccola isola immersa nella natura e ascoltando gli ippopotami durante la notte.

Abbiamo osservato la potenza delle Victoria Falls, una di quelle meraviglie naturali che dal vivo riescono a superare qualsiasi fotografia.

Abbiamo esplorato il Kgalagadi Transfrontier Park, un luogo unico dove le dune rosse incontrano la savana e ogni avvistamento sembra uscito da un documentario.

Namib Desert, Namibia

Siamo tornati più volte nel Kruger National Park, vivendo safari completamente diversi tra loro, nonostante le strade fossero spesso le stesse.

Ed è forse questa la cosa più affascinante dell’Africa.

Puoi tornare nello stesso parco dieci volte.

Puoi percorrere la stessa strada cento volte.

Eppure non vivrai mai due giornate uguali.

Un anno trovi paesaggi secchi e polverosi.

L’anno successivo trovi erba verde e fiori.

Un giorno non incontri quasi nulla.

Quello dopo vivi una sequenza di avvistamenti che ricorderai per tutta la vita.

L’Africa cambia continuamente.

E forse è proprio per questo che ci sentiamo sempre attratti da lei.

Molte persone pensano che torniamo per gli animali.

Altri pensano che sia per la fotografia.

La verità è che questi sono solo una parte del motivo.

Torniamo perché l’Africa ci costringe a rallentare.

Ci ricorda quanto sia bello osservare senza fretta, aspettare il momento giusto e lasciarsi sorprendere da ciò che la natura decide di offrirci.

In un mondo che corre sempre più veloce, è uno dei pochi luoghi in cui riusciamo davvero a staccare.

E ogni volta che torniamo a casa, dopo qualche settimana, sentiamo riaffiorare la stessa domanda.

Quando ripartiamo?


Chanty & Marco

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Il nostro primo safari in Africa